Il Monte Pelmo, il trono di Dio.

È l’imponente montagna dalla forma di un trono, tanto da essere chiamata in dialetto locale “el Caregón de ‘l Padreterno”, letteralmente “Il trono del Padreterno”.

Da sud-est, infatti, è visibile una cresta con la “Spalla Sud” e la “Spalla Est” le quali fanno da braccioli al Valòn, un antico circo glaciale, posto al centro.

La leggenda narra che Dio, esausto dopo aver creato le splendide montagne del Cadore, terminò con il Pelmo per potersi finalmente riposare.

La montagna è composta da due massicci principali: il Pelmo (3.168 mt) al centro e il Pelmetto (2.990 mt) verso ovest, disgiunti da un canalone. Ospita tre rifugi alpini: il rifugio Venezia – Alba Maria De Luca (m 1.947, a est), il rifugio Città di Fiume (1.918 m, a nord-ovest) e il rifugio Passo Staulanza (1.766 m, a ovest).

Vivere il Pelmo significa anche respirare storia. Ai piedi del Pelmetto, a 2.050 mt vicino al Rifugio Staulanza, si trova uno dei siti paleontologici più straordinari delle Dolomiti. Su un enorme masso franato  si possono osservare le orme lasciate dai dinosauri nelle loro “passeggiate” preistoriche .

Il giro del Pelmo può essere compiuto percorrendo un anello di 12 km (difficoltà medio-difficile con dislivello di 700-800 mt). Il punto di partenza è il valico della forcella Staulanza, presso il quale si parcheggia facilmente; si sale per l’antico Tríòl dei Cavai che passa per la parte occidentale del Pelmetto (da dove si può raggiungere il masso con le orme dei dinosauri). Si continua sul versante sud del monte, fino a raggiungere la zona di pascolo de Le Mandre, che offre scenari incantevoli. Si prosegue attraverso la zona de I Lach e, aggirando la grande cresta sud-orientale del Pelmo, si raggiunge un’altra zona di pascolo , i Campi di Rutorto, e da qui il Rifugio Venezia con le sue viste mozzafiato su Cadore e Ampezzo. Si prosegue salendo la Forcella di Val d’Arcia, lungo il sentiero Flaibani, per scendere infine al Rifugio Città di Fiume rientrando al punto di partenza, la forcella Staulanza.

Le Dolomiti sono un patrimonio da vivere